lunedì 25 ottobre 2010

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

per colpa del  panino ipercalorico di ieri sera, stanotte non riuscivo a prender sonno e così mille pensieri hanno attraversato la mia mente e qualcuno ci ha stazionato anche:
i miei hanno speso ogni anno per cinque anni (triennale+specialistica) in media (e sottolineo media) 930 euro  l'anno di tasse unversitarie (e per tasse universitarie intendo solo rata d'iscrizione e contributo regionale e non anche spese per libri, trasporto, cibo e quant'altro).

che hanno ricevuto in cambio?
borse di studio? no. in quanto essendo due onesti dipendenti pubblici i loro redditi annui non sono soggetti a giochetti vari quindi io per la borsa di studio non ho neanche la possibilità di concorrere per mancanza di requisisti. capirete la mia rabbia e delusione quando poi vedo che chi occupa le prime posizioni di questa graduatoria è figlio di imprenditori (piccoli?) e che gira con il capo trendy che da solo costa quanto uno stipendio pubblico.
che hanno ricevuto in cambio?
una figlia preparata? a questa domanda saranno altri a poter rispondere io dico solo che il mondo dell'università  (parlo della mia realtà ovviamente) è ancora molto lontano dal mondo concreto e quello che ho imparato sui libri o in aula non sarà quello che spero di incontrare, quanto prima, in pratica.
e allora che hanno ricevuto in cambio?
UNA FIGLIA DISOCCUPATA a carico con 110 e lode. questa è l'unica cosa concreta che i loro sacrifici economici hanno, per ora (si spera), prodotto.
figlia sempre in bilico sul filo dello sconforto tra domande continue e incalzanti ("che stai facendo? " "perchè non fai questo" "allora novità?") e inserzioni lavorative che richiedono neo laureati preferibilmente CON ESPERIENZA!.!.!.!
(...)
ogni ulteriore commento è superfluo.
morale della favola: iscrivetevi ad uno di quegli istituti che  "insegnano un mestiere" e se avete "palle abbastanza grandi" (cit.) andate all'estero a cercare la vostra isola felice (in quanto in italia se c'è ne ignoro l'esistenza) e se la trovate fatemi un fischio.

meglio se la prossima volta a cena prendo un'insalata.




venerdì 22 ottobre 2010

Il secondo, secondo me

Cara catastrofe, la prima canzone del nuovo atteso disco. il secondo. il più difficile nella carriera di un artista.
io di musica non sono un'intenditrice ma solo un'ascoltatrice, non scrivo su quei blog blasonati  (e oggettivamente non potrei farlo) che hanno il potere di lanciarti o stroncarti per sempre (pur riconoscendo che molti pagherebbero di tasca loro per essere anche solo citati sui medesimi), ma su questo blog, appendice dei miei sconclusionati pensieri; non ho la pretesa di diffondere la verità assoluta nè ho la pretesa di arrivarci alla verità assoluta, ma a me questa canzone piace. tutto questo accanimento che leggo in giro mi sembra un pò eccessivo. vasco brondi  non sarà, a pelle, un mostro di simpatia (e magari non lo è o forse lo è, ma quanti di noi a prima vista non risultano simpatici per poi rivelarsi tutt'altro?) e leggere qui che si "offese" per il prezzo basso che avevano pagato per ascoltarlo certo non aiuta a migliorare le cose, ma forse va giudicato a prescindere dalle antipatie personali. fermo restando la libertà di pensiero di tutti e  che "de gustibus non disputandum est" io aspetterò il 9 novembre per ascoltarmelo tutto e magari anche uno di quei concerti dove si paga poco per godermelo dal vivo. con buona pace di vasco e dei suoi detrattori.

CARA CATASTROFE
sventoleremo le nostre radiografie per non fraintenderci, ci disegneremo addosso dei giubbotti antiproiettile, costruiremo dei monumenti assurdi per i nostri amici scomparsi, vieni a vedere l’avanzata dei deserti,tutte le sere a bere, e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge,vedrai che scopriremo delle altre americhe io e te, che licenzieranno altra gente dal call center, che ci fregano sempre che ci fregano sempre,che ci fregano sempre che ci fregano sempre, cara catastrofe le impronte digitali, e di notte le pattuglie che inseguono le falene e le comete come te, tra le lettere d’amore scritte a computer, che poi ci metteremo a tremare come la california amore, nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle a dichiarare guerre,a scrivere sui muri che mi pensi raramente, che ci fregano sempre che ci fregano sempre, che ci fregano sempre che ci fregano sempre, e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge, adesso che sei forte che se piangi ti si arrugginiscono le guance, e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge, adesso che sei forte che se piangi ti si arrugginiscono le guance.

DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL: DANCE LIKE GIÀ SAI NUMERO #0

DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL: DANCE LIKE GIÀ SAI NUMERO #0:




"Quella che vedete è la copertina (un lavoro da perderci gli occhi, velature ad acquerelli e ripasso a china) di Dance Like Già Sai."

Oltre che sul blog collegato alle immagini potete scaricare il progetto qui: DANCE LIKE GIÀ SAI NUMERO #0 

giovedì 14 ottobre 2010

si', viaggiare

viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. tutto il resto è delusione e fatica. il viaggio che è dato è interamente immaginario. ecco la sua forza.
va dalla vita alla morte. uomini, bestie, città e cose è tutto inventato. è un romanzo, nient'altro che una storia fittizia. lo dice Littré, lui non si sbaglia mai.
e poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. basta chiudere gli occhi.
è dall'altra parte della vita.

VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE, Céline


venerdì 8 ottobre 2010

Dall'altra parte della strada

Si,sei ancora qui che ci guardi dall’altra parte della strada. Guardaci perché non ti sentiamo a te da qui, da questa parte della strada.



Generalmente una ragione per disperarsi, quando fare un sorriso sembra un po’ truccarsi, guardarsi in quella foto, poi abbandonarsi sedersi, mandare indietro il nastro e rivedersi, ritrovarsi insieme nei ricordi e poi riaversi sentirsi persi, pensare un po’ al da farsi, realizzare che un fratello non è più con noi, nascono domande a cui nessuno può rispondere mai, non ti vedo, ma ci sei e come se ci stai guardando.

sabato 2 ottobre 2010

Io in realtà dovevo essere una farfalla notturna, ma poi c’è stato un errore, così sono arrivata qui, ma non è esattamente qui che dovevano posarmi e così adesso tutto è un po’ difficile, è normale che tutto mi faccia male, devo avere molto pazienza, è una cosa complicata si capisce, trasformare una farfalla in una donna.
Baricco, oceano mare